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Dall'altro lato della luna: intervista a Lorenzo Palloni
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Dall’altro lato della Luna – Intervista a Lorenzo Palloni

lorenzo palloni intervista

Dall’altro lato della Luna – Intervista a Lorenzo Palloni

Lorenzo Palloni è un autore di fumetti, classe 1987, che abbiamo deciso di ospitare questo fine settimana per farvelo conoscere meglio e farvi scoprire “Mooned”, il suo ultimo fumetto uscito prima a puntate sul sito di Mammaiuto e poi raccolto da Shockdom in un’edizione integrale. Lorenzo è un ragazzo super disponibile e quindi abbiamo pensato di intervistarlo per presentarvelo e per chedergli alcune delle nostre curiosità, in attesa di incontrarlo insieme a voi nel fine settimana! Ringraziamo anticipatamente Lorenzo per la sua disponibilità!

Ciao Lorenzo, e grazie per quest’intervista! Qual è stata la tua formazione artistica, e quando hai deciso di voler fare il fumettista?

La mia formazione artistica è veramente misera: tra anni di Scuola di Comics a Firenze e qualche corso di fumetto ad Arezzo. Ma se contiamo le migliaia di fumetti e libri letti prima di arrivarci, gli entalioni di disegni fatti sui banchi di scuola mentre non ascoltavo lezioni inutili, allora una vita intera. Ricordo che quando avevo due anni mia mamma metteva grossi fogli bianchi per terra dove mi sdraiavo e scarabocchiavo come un pazzo. Da lì, tutta discesa. Fare fumetti è venuto di conseguenza. A cinque, sei anni al massimo già sapevo che avrei fatto questo di lavoro, o non avrei fatto altro. Mai avuto scelta.

lorenzo palloni intervistaUna delle esperienze più importanti della tua carriera finora è di certo quella con il collettivo Mammaiuto: quando sei entrato a far parte di questa realtà e quali pensi siano gli aspetti positivi e negativi del lavorare all’interno, appunto, di una collettività?

Sono uno dei sette fondatori, c’ero fin dall’inizio. Anzi meglio: mi ci hanno voluto. Avevo finito la Scuola Comics da poco, ho collaborato su un paio di volumi con i ragazzi di Double Shot che poi sono usciti dall’associazione per fondare Mammaiuto, quando sono arrivato io mancavano le firme e poco più. Erano tutti (o quasi) miei ex insegnanti, e mi hanno voluto fra i fondatori. All’inizio ero molto orgoglioso per essere stato chiamato, ma anche sotto pressione perché non vedevo l’ora di dimostrare che meritavo di essere in mezzo a professionisti da non professionista. Ero anche permaloso e stupido, con un sacco di idee idiote su lettori e aspettative e soldi da fare. È la collettività di cui mi chiedi che mi ha smussato, a calci nel culo, cambiandomi poi completamente: Mammaiuto, come gruppo, mi ha cambiato a livello umano più che professionale. Se hai la fortuna di trovare persone che tirano fuori il meglio di te, non può esserci un lato negativo nel collaborare. Come autore ho scoperto invece che l’unione fa la forza, a mantenere una mente flessibile, senza mai dare niente per scontato, e a pensare che c’è sempre un punto di vista differente. Fino a questo punto, la collettività serve: a livelli che mai nessuno immaginerebbe.

 Sia “Esatto” che “Mooned” nascono come webcomics sul sito di Mammaiuto per poi essere trasposti su carta: la dicotomia cartaceo vs digitale rappresenta uno dei temi caldi con cui il mondo del fumetto si confronta. La tua esperienza, però, sembra insegnare che il web è un ottimo punto di partenza, ma è il cartaceo a “consacrare” un autore. Sei d’accordo? Cosa ne pensi?

Istintivamente ti direi di sì, poi ci penso un attimo e capisco che è una cazzata. Sono due piani differenti. Il cartaceo permette di capire quanti ti leggono davvero, quanti pagano per il tuo lavoro, quanta “street cred” ti puoi permettere di spendere. Ma questo non vuol dire che chi pubblichi online non faccia fumetti, o non sia consacrato. Oltretutto il rapporto con il web è sempre più particolare, in continuo flusso: Mammaiuto ha molti lettori online, ma che spesso utilizzano il sito solo come catalogo: “che bello questo primo episodio, non leggo altro perché prendo il libro quando esce”. Ma ci sono fumetti instampabili, prendi “To Be Continued” dell’amico pisano (purtroppo) Lorenzo Ghetti: ha dato una spinta allo storytelling web, è un’opera monumentale apprezzata anche da Scott McCloud. Ma non potrà mai essere stampata. Questo gli conferisce meno valore? La verità è che il cartaceo ti permette di guadagnare sul tuo lavoro, questo è il discrimine più importante. Immagina due autostrade che scorrono una accanto all’altra, ogni tanto si incrociano, in altri casi mai. Cartaceo e web: è una dicotomia a cui, finché non finiscono gli alberi o ci chiudono l’Internet, dovremo abituarci.lorenzo palloni intervista

Mentre “Esatto” è edito da Mammaiuto, l’integrale di Mooned è stato pubblicato da Shockdom grazie a un accordo stretto tra il collettivo e la casa editrice. Per Shockdom hai anche sceneggiato una storia di Timed – il nuovo universo supereroistico made in Italy – basata su un soggetto di Antonio Sepe e Salvatore Cervasio, e che sarà disegnata da Paolo Castaldi. Come valuti la tua esperienza e quella di Mammaiuto con questa realtà editoriale?

L’esperienza in generale è molto positiva, è una casa editrice in espansione vertiginosa, Lucio è un imprenditore che guarda davvero avanti (non è un modo di dire), almeno quanto basta per fare le scelte giuste. Per questo ho fiducia in Timed, che a breve inizierò a scrivere: è un progetto singolare con potenzialità infinite o quasi, l’idea di Antonio e Salvatore è una bomba, farò di tutto per renderle onore. Con Mammaiuto è un discorso diverso, sta andando molto bene (Mooned in particolare) ma c’è spazio per migliorare come in ogni ambito. In particolare la collaborazione di Shockdom con Manicomix e Games Academy funziona alla grande, basti vedere le date che sto facendo per il tour di presentazione di Mooned (che riprende a settembre): ottima copertura, ottima visibilità. Per quanto riguarda l’accordo: è nominale e la pubblicazione di un prodotto Mammaiuto con Shockdom dopo le nostre prime duecento copie autoprodotte è comunque sempre a discrezione dell’autore, non è automatico. So già che un paio di libri Mammaiuto non usciranno con Shockdom, ma poco male, ce ne saranno molti altri.

Veniamo a Mooned: nato sul web, autoprodotto da Mammaiuto in tre volumi e poi ripubblicato da Shockdom in edizione integrale, è il frutto di un lavoro che ti ha impegnato dal 2012 al 2014. Come ti è venuta l’idea di raccontare questa storia, e in generale come si svolge il processo creativo delle tue produzioni a fumetti?

lorenzo palloni intervistaDi solito la scintilla è un concetto da esprimere, la storia segue quasi subito perché cerco il modo migliore di porlo. Per quanto riguarda Mooned era l’inesistenza della speranza: come spiegare al lettore che chi spera è stronzo (cit. Monicelli) e puoi solo cavartela con le tue forze? E dare a tutto questo un carattere cosmico e universale senza rendere la fruizione pesante? La cosa bella è che Mooned, in quanto serie, in quanto processo narrativo e umano durato due anni, è cambiato con me, e/o viceversa. In sostanza nel finale ho fatto un passo in avanti: non esiste Dio, speranza, bene, e la Vita è solo terrore e sofferenza, e nonostante tutto vale la pena andare avanti. Tutto quello che ho vissuto per due anni l’ho buttato dentro Mooned, era una seduta dallo psicologo, mica altro. E il cambio di concetto nel finale della storia ti da un’idea di come sia mutato l’autore. Ho capito che nessuna buona storia lascia il suo autore indifferente: una volta finita di disegnare l’ultima pagina sarai un’altra persona rispetto a quello che ha disegnato la prima. Fico, no?

Oltre che come autore completo, hai lavorato e stai tuttora lavorando ad alcuni progetti nelle vesti di sceneggiatore: come si svolge il lavoro “in coppia” e quanto spazio di manovra lasci ai disegnatori nella realizzazione delle tavole?

È il lavoro che preferisco: concentrarmi sulla scrittura e unire le idee con quelle di qualche giovane portento del fumetto italiano. Quando scelgo un disegnatore (finora ho avuto sempre la fortuna di scegliermeli e di piazzare il progetto) lo faccio per il suo storytelling, per come sa raccontare. Per questo non forzo mai la mano, una volta scritta la sceneggiatura il disegnatore ha campo libero, la storia è sua al 50%, deve sentirsi a suo agio. Credo che uno scrittore debba essere in grado di capire chi ha di fronte, le sue forze, le sue debolezze, e far risaltare il tutto con una storia che diverta entrambi. Non è questione di “gestire” il prossimo, quanto capire quanto spazio di manovra lasciare perché venga un lavoro cucinato a puntino. Il primo libro che ho scritto (The Corner) per Andrea Settimo è stata una delle esperienze più stimolanti della mia vita, e ho lasciato spazio ad Andrea e alle sue capacità, ma col senno di poi taglierei metà delle descrizioni e gli lascerei ancora più spazio. Nell’ultima cosa che ho scritto, “The Desolation Club”, per Vittoria Macioci, questa ragazza romana con la mente scintillante ha tutto lo spazio che vuole, o quasi: infatti sta venendo fuori un libro unico, un mix di miei idee narrative e suoi imput visivi potentissimi. La strada è quella giusta.

Stiamo per salutarci, e quindi ti chiediamo: quali sono i tuoi progetti futuri? Cosa dobbiamo attenderci da Lorenzo Palloni? 

Ancora più fumetti, direi. A Lucca Comics uscirà il libro che sto finendo di disegnare in questi giorni, “Scary Allan Crow”, per Edizioni Inkiostro, horror ideato insieme all’amico Dj Aladyn, che ha composto una colonna sonora meravigliosa, in uscita in vinile. Sono gasatissimo. Poi da settembre uscirà per i ragazzi di ErcComics “Estrella”, un webcomic di divulgazione scientifico: spiegherò con la fantascienza un progetto finanziato dall’Unione Europea, in questo caso Nanocosmos. Non dico altro, leggerete (in inglese) quando sarà il momento. Poi un paio di libri per Oblomov, la nuova casa editrice di Igort; un paio per Sarbacane; uno per Shockdom (non Timed, è qualcos’altro); e poi ovviamente roba nuova per Mammaiuto, senza contare ristampe e edizioni straniere varie. A proposito, al Treviso Comic Book Festival uscirà in anteprima “Escamotage”, il nostro nuovo antologico: è una bombetta, vi piacerà.

Dulcis in fundo, una domanda che facciamo a tutti i nostri ospiti. Devi partire per un’isola deserta e puoi portare solo tre libri con te: quali sceglieresti?

“La Conquista dell’Inutile” di Werner Herzog, “Il Lungo Addio” di Raymond Chandler e “Sei Pezzi da Mille” di James Ellroy. Tutte storie che mi danno qualcosa di nuovo ogni volta che le rileggo.

Grazie ancora! 

A voi, ragazzi. Vi voglio bene.

 

 

 

 

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