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La notte non vuole venire: intervista ad Alessio Arena - Associazione ALT!
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La notte non vuole venire: intervista ad Alessio Arena

La notte non vuole venire: intervista ad Alessio Arena

In occasione della presentazione, questo sabato, del nuovo romanzo di Alessio Arena “La notte non vuole venire”, abbiamo fatto qualche domanda allo scrittore e cantautore partenopeo, che già abbiamo ospitato da ALT! nel 2015 con un concerto e reading emozionante. Appuntamento sabato sera presso Octa Digital (Via Vittorio Veneto, 12) insieme a “La notte non vuole venire”.

 

Ciao Alessio! In attesa di ospitarti, noi di Alt! vogliamo stuzzicare la curiosità dei lettori con qualche domanda sul tuo ultimo romanzo “La Notte non vuole venire”, edito da Fandango. Il libro è ormai uscito da più di un mese e ha già incontrato parecchi lettori, da sud a nord Italia. Com’è stato accolto il romanzo fin’ora?

Questo romanzo ha avuto una più che travagliata storia editoriale, la quale sicuramente non vale la pena raccontare. Però appena ho trovato delle persone che hanno da subito amato la storia e i suoi personaggi, ho capito che il libro sarebbe arrivato a nuovi lettori con cui è stato più complicato dialogare attraverso i miei precedenti romanzi. È proprio quello che sta succedendo: Gilda è tornata a casa e in molti l’hanno accolta con entusiasmo. Questo è il libro mio che mi fa più tenerezza. Le due donne protagoniste mi accompagnano da anni, ma sono riuscito a raccontarle solo quando ho smesso di giudicarle.

“La notte non vuole venire” racconta la storia di Griselda Andreatini, in arte Gilda Mignonette, cantante napoletana particolarmente famosa durante i ruggenti anni Venti, non solo a Napoli, ma anche oltreoceano. Cosa ti ha spinto a narrare proprio di lei?

I pochi dati biografici che si hanno su di lei compongono già un grande romanzo in potenza. E c’è poi la sua voce, l’epopea dell’emigrazione italiana di cui si fece il suono più riconoscibile, il tuòsseco o, per dirla italoamericanamente, la missafurtuna della sua vita amorosa con l’impresario teatrale Frank Acierno, rintracciabile nella stragrande maggioranza del suo repertorio. In tutti i miei romanzi ci sono dei cantanti, ma prima o poi doveva arrivare la madre di tutti gli altri e il suo racconto struggente.

Gilda Mignonette ha vissuto una vita molto appassionante. Ma non solo, molti sono gli avvenimenti e i personaggi storici con cui si incontra e si scontra. Come hai portato avanti le ricerche che certamente avrai dovuto condurre per scrivere questo libro?

Quello delle ricerche previe alla scrittura per me è un vero e proprio esercizio narrativo, ed è forse il momento che più mi appassiona della complessa e, nel mio caso, lenta costruzione di un romanzo. Ho raccolto giornali d’epoca, molte fotografie (che per me sono sempre storie da tradurre in parole) interviste e dati raccolti da appassionati e storici della canzone napoletana. Prima ancora di scrivere l’incipit, ho creato una pagina dedicata alla Mignonette. Dopo qualche settimana mi hanno subito scritto dagli Stati Uniti: lontani parenti, nostalgici ammiratori. Il libro è nato dalle risposte che ho dovuto improvvisare per le loro domande.

Un personaggio che emerge in maniera molto vivida è Federico García Lorca. Secondo le tue ricerche, il poeta spagnolo ha davvero incontrato la Mignonette?

Secondo me non è importante sapere se Lorca abbia davvero incontrato la Mignonette. Parliamo di letteratura: se siamo disposti ad accettare le regole del suo meraviglioso gioco, capiremo che non dice bugie. Nei libri non ci sono vero e falso. C’è il vero e c’è il verosimile.

Gilda, all’interno del tuo romanzo, è una donna apparentemente forte e risoluta, ma dalla quale emergono forti fragilità. Ma la vera protagonista di questo romanzo è la sua “guagliona”, Esterina Malacarne, l’assistente ed interprete di Gilda negli Stati Uniti, tanto fragile all’apparenza, ma molto forte nell’affrontare le difficoltà a cui viene sottoposta. Nel ritrarre queste due donne in maniera così profonda e delicata a chi ti sei ispirato?

Nella mia famiglia, dove gli uomini sono in netta minoranza, le donne hanno sempre suscitato su di me un fascino affabulatorio inesauribile. Del resto, se in principio era il verbo, e questo verbo era raccontare, sono sicuro che a pronunciarlo sia stato una donna e non un uomo. Esterina e Gilda sono personaggi speculari: l’una ha tutto quello che l’altra non ha. E viceversa. Ma sono entrambe due donne migranti, lacerate da una spartenza interiore che le rende simili. Nemiche intime.

Alessio, oltre che uno scrittore, un musicista, un traduttore, tu sei anche un viaggiatore. Hai viaggiato in particolare nel Sud del Mondo e in buona parte hai messo questo Sud nel tuo romanzo. Ma particolarmente protagonista di questo romanzo è New York, una città che non hai mai visitato. L’immagine di New York e dei suoi noti quartieri di emigranti, da Brooklyn a Little Italy, è abilmente descritta e raccontata nei dettagli. Come ci sei riuscito?

Volevo che fosse una mia New York e che fosse una città del tutto inventata. Avevo programmato, all’inizio di tutto il processo creativo, di viaggiare negli Stati Uniti e lavorare al romanzo sul posto. Poi invece ho capito che dovevo riportare Gilda a Napoli e dovevo cercare di rendere la visione che, dell’enorme, rumorosa, respingente e generosa città americana aveva la cantante, sempre indecisa sul tornare o meno in patria. Sarò a New York in aprile. Magari poi cominciò lì a scrivere una storia ambientata ad Oppido Lucano.

La tua condizione di girovago, viaggiatore nel mondo e tra le arti si riflette anche nell’uso che fai della lingua. Il napoletano, l’inglese broccolino, lo spagnolo si mescolano armonicamente come in un’unica lingua, senza soluzione di continuità. In questo modo di raccontare mi sembra che ci sia proprio tu. È l’elemento più autobiografico del romanzo. O sbaglio?

Assolutamente sì. Anche se per me ogni romanzo deve avere una lingua riconoscibile e precisa. Mi piace molto far parlare i miei personaggi. Per questo, prima o poi, spero di poter tornare al teatro, che è stato primo amore.

Ci sono altri elementi autobiografici in questa storia?

Sarei uno scrittore morto se non ce ne fossero. Ma spero di averli nascosti per bene, trasfigurati, diluiti nel loro peso. Sono ugualmente uno scrittore morto se questi elementi galleggiano in tutta evidenza sulla superficie della storia. In ogni modo, nessuno può scappare dalla sua biografia.

Noi di Alt! qualche anno fa abbiamo avuto la gioia di ospitarti con il tuo precedente romanzo e, in un’altra occasione, con la tua musica. “La notte non vuole venire” è un romanzo che canta assai. Ci prometti che il prossimo 17 novembre verrai non solo a raccontarcelo, ma anche a cantarcelo?

Promesso. Canterò Gilda e canterò Federico. Come farò nei prossimi mesi in teatri, librerie, scuole e club italiani.

 

L’intervista è a cura di Maria Clara Esposito. Ringraziamo Alessio Arena per l’immensa disponibilità.

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